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SANTUARIO DI SAN ROMEDIO – LAGHI DI COREDO E TAVON

Tra religione e tradizione sulle orme del santo e dell’orso.

Imponente e solitario, così si può descrivere il santuario di San Romedio. Parole semplici, sì, ma cariche di significato poiché racchiudono quei silenzi densi di preghiera tipici dei luoghi sacri.

La nostra escursione comincia qui, dove religione e tradizione si fondono in un unico ambiente… Una tappa che racconta sottovoce la storia e la devozione di un popolo attraverso culti, adorazioni e leggende.

 

INFORMAZIONI TECNICHE

ZONA: Trentino – Val di Non

COME ARRIVARE: Mappa auto

LINK MAPPA: San Zeno – Santuario – laghi ;

PARTENZA: Parcheggio museo Retico

ARRIVO: Laghi di Coredo e Tavon

ALTITUDINE PARTENZA: 670m

ALTITUDINE ARRIVO: 830m

ALTITUDINE MASSIMA: 910m

DISLIVELLO IN SALITA: 300m

LUNGHEZZA PERCORSO (andata e ritorno): circa 15 km

TEMPI DI PERCORRENZA: Ore 4 ½ (con visita al santuario di San Romedio)

CARTOGRAFIA DI RIFERIMENTO:
Tabacco 064 Val di Non – Le Maddalene – Cles – Roén – Mendola

PUNTI DI RISTORO: Ristorante bar due laghi; bar San Romedio

ABBIGLIAMENTO CONSIGLIATO:
Sentiero semplice a bassa quota, privo di difficoltà tecniche. Come calzature sono sufficienti le scarpe da trekking

PERIODO RACCOMANDATO: Aprile – giugno / settembre – ottobre
 

Link galleria immagini

Descrizione percorso santuario di San Romedio – Lago di Coredo e Tavon

7 maggio

Rilassante passeggiata, tra spiritualità e natura, alla scoperta di uno dei più bei santuari delle Alpi.

Superato il piccolo centro di Sanzeno, si parcheggia presso il museo Retico. Poco oltre, un largo sentiero diparte dalla strada asfaltata, prima affiancandola e poi inoltrandosi in un rigoglioso meleto.

La bianca e ricca fioritura del frutteto esalta l’esplosione di colori della primavera, data dalle mille sfumature di verdi con cui si adornano i boschi ma anche dalle più umili ed accese fioriture delle specie erbacee che colonizzano il sottobosco.

Inizialmente in leggera discesa, il sentiero prosegue in piano all’ombra di un boschetto, mentre i primi tabelloni informativi ci illustrano l’ambiente.

Davanti a noi compare la stretta e strapiombante apertura da cui esce il rio di S. Romedio. Due verticali pareti di roccia chiudono la stretta imboccatura e il nostro percorso comincia a “scavarsi” la strada su una di queste. Un itinerario dal sapore avventuroso, senza peraltro alcun rischio, dato che la traccia, larga circa un metro, è interamente protetta da un’alta balaustra in legno. Anche i bambini non hanno nulla da temere.

Dietro di noi le prime cime innevate dell’alta val di Non fanno da cornice agli ordinati meleti in fiore, mentre davanti si apre, impervia, quella stretta fessura tra pareti che ci condurrà fino all’eremo. Il sentiero, addossato e letteralmente incavato nel muro di roccia, ci costringe a procedere chini, ma regala un fascino che solo alcuni paesaggi possono offrire.


 

L’ambiente torna ad addolcirsi con il passaggio del sentiero sotto un rado bosco mentre, di tanto in tanto, si attraversa ancora qualche tratto su roccia.

La strada ed il fondo della valletta si alzano gradatamente fino a raggiungere il livello della nostra traccia così che, infine, sbuchiamo sulla strada asfaltata. Il rio di San Romedio ci regala qualche magico effetto dato dalle sue cascatelle dominate dall’incredibile roccione su cui è costruito l’eremo.

Le indicazioni per il santuario di San Romedio ci portano a percorrere una larga scalinata e, finalmente, questo particolare edificio dalla bizzarra architettura si mostra ai nostri occhi.

L’ingresso all’eremo è libero, ma c’è anche l’opportunità di effettuare una visita con guida. All’interno vi è anche un piccolo bar per chi volesse rifocillarsi ed un negozio di souvenir.

Slanciato verso il cielo, l’edificio costringe il visitatore ad un’ascesa fisica metaforicamente collegata a quella spirituale. L’insieme di forme architettoniche delle varie cappelle costruite in epoche differenti dà vita a quello che è considerato tra i santuari più belli delle Alpi.

Il complesso, in realtà, è rimasto abbastanza elementare fino al 1500 con la sola presenza dell’antica chiesa con il sacello e qualche altro edificio. È invece nel 1700 che prende forma un imponente intervento con il quale vengono costruiti gran parte degli edifici che si possono vedere oggi. L’opera finale sembra quasi un “ibrido” tra un santuario ed una fortezza arroccata…

La facciata d’ingresso in stile tardo rinascimentale invita ad entrare nel cortile interno circondato dal loggiato del 1729.

Da qui inizia la “scalata” dell’eremo, passando sotto un magnifico arco sostenuto da quattro colonne di pietra rossa. Da qui in poi è un susseguirsi di cappelle, affreschi, edicole e … scalini! Non ci addentriamo nel merito di ogni stanza di questo bellissimo santuario, assolutamente da visitare ed ammirare con comodo!


 

Nella chiesa di San Romedio si può vedere, da un’inferriata del pavimento, la grotta dove si dice abbia abitato il santo. Una volta giunti in cima al santuario, e alla rupe, troviamo l’antica chiesa costruita dai discepoli del santo sopra l’edicola eretta dallo stesso Romedio.


 

Nel sacello delle reliquie si trovano i resti del santo (il teschio, il femore destro, le tibie, due vertebre dorsali, un grosso frammento del sacro e tre costole).

Una porta con un crocifisso ligneo conduce in un piccolo corridoio sottotetto dove una terrazza triangolare, adeguatamente protetta, sporge nel vuoto. Il santuario di San Romedio, infatti, è stato edificato su una roccia alta ben 99 metri!

Un’altra attrazione ci aspetta una volta ridiscese le ripide scale a spirale dell’eremo: il recinto dell’orso!

Memore della leggenda che voleva San Romedio addomesticatore di un orso, nel 1958 il conte Gallarati Scotti portò al santuario un orso da circo ormai vecchio e destinato al macello e convinse i frati custodi ad accoglierlo. Da allora il vicino recinto funge da asilo per orsi malati o in cattività. Negli anni si sono susseguiti diversi orsi, fino all’odierno Bruno, un orso tenuto in cattività in uno spazio angusto di Roma e successivamente liberato dalla guardia forestale in Abruzzo. Bruno non è più riuscito ad abituarsi alla vita in ambiente naturale ed è stato quindi confinato al sicuro nello spazioso recinto del santuario di San Romedio.

Con un po’ di fortuna potrete vedere anche voi Bruno!

È il momento di avviarci verso la nostra prossima meta: i vicini laghi di Coredo e Tavon!

Prendiamo la stradina sterrata che, in leggera salita, parte davanti al portone di uscita del santuario di San Romedio. Mezzo chilometro circa e deviamo a destra, seguendo le indicazioni.

Passiamo quindi sotto l’acqua dell’emissario del lago di Tavon fino a quando la stradina si addolcisce su un altipiano.

Quindi pieghiamo a sinistra per un ripido sentiero che in breve ci conduce sulla piana dei laghi.

Costeggiamo la punta del lago di Tavon per giungere poco dopo ad una deviazione indicata come panoramica del santuario di San Romedio. Consigliamo di seguire questo sentiero che in circa 10-15 minuti offre una panoramica sul santuario. Qui ci si rende conto come l’ubicazione dell’eremo fosse perfetta per un’eremita: incassato nella stretta valle, esso si trova lontano da tutto, circondato da boschi e pareti verticali.

Ammirata la vista, torniamo sui nostri passi fino a riprendere la stradina che ci porterà ad effettuare il giro intero dei due laghi artificiali.

Superato uno sbarramento, ci innalziamo ancora di qualche metro per giungere sulle rive del secondo specchio d’acqua: il lago di Coredo. Si tratta di una rilassante passeggiata dove occhi e mente possono distendersi correndo sulle placide acque del lago, sulle colorate fioriture primaverili e sui più lontani monti innevati. Unica pecca, la confusione che si può trovare verso l’estremità del lago di Coredo, accessibile con le auto e attrezzato per i pic-nic.

Per chi volesse è inoltre possibile mangiare nei pressi delle rive al ristorante Due Laghi, dove servono piatti di specialità trentine.

Una volta circumnavigato i laghi ritroviamo il sentiero della salita e ripercorriamo i nostri passi fino al santuario di San Romedio e quindi all’auto, ringraziando ancora una volta lo spettacolare e variegato territorio del Trentino per la splendida giornata trascorsa!


 

La leggenda di San Romedio

Nel quarto secolo dell’era cristiana, all’epoca di San Vigilio vescovo di Trento, viveva, in una solitaria e selvaggia valletta della Valle di Non, un eremita chiamato Romedio.

Narra la tradizione che il vecchio anacoreta, sentendo prossima l’ora della sua morte, desiderasse compiere un ultimo viaggio a Trento per ricevere la benedizione del santo Vescovo. Ultimati i preparativi del viaggio, i discepoli di Romedio si apprestavano a sellare il vecchio cavallo dell’eremita quando videro un grosso orso che stava divorando tranquillo la povera bestia legata ai margini del bosco.

Accorse sul posto, Romedio, senza alcun turbamento e senza paura dell’orso, ordinò a questo di accucciarsi e di lasciarsi sellare. L’orso indossò la bardatura del cavallo morto e così Romedio iniziò il suo pellegrinaggio verso Trento. Uno stormo di uccelli accompagnava la piccola carovana annunciando a tutti l’eccezionale viaggiatore che al suo passaggio compiva molti miracoli. Al suo arrivo a Trento le campane del Duomo suonarono a festa per rendere omaggio al singolare personaggio.

A Sanzeno, in Val di Non, un santuario evoca la figura di San Romedio che visse, secondo la storia, molto probabilmente durante il ciclo longobardo e venne canonizzato verso il 1100.

(da F.Osti “L’orso bruno nel Trentino” – 1999)

SANTUARIO DI SAN ROMEDIO – LAGHI DI COREDO E TAVON ultima modifica: 2018-05-23T14:52:21+00:00 da Amos e Elison

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