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RIFUGIO GINO BIASI AL BICCHIERE – BECHERHAUS

Il silenzioso guardiano della Vedretta di Malavalle.

Un cono di roccia che si erge al di sopra del ghiacciaio, una montagna la cui forma ricorda un po’ un bicchiere rovesciato, quasi volesse origliare la voce sommessa della Vedretta di Malavalle.

Proprio lassù, il rifugio Gino Biasi al Bicchiere (Becherhaus), svolge il suo compito di solitario guardiano del ghiacciaio, ne osserva i vasti confini ed ascolta i suoni che giungono trasportati dal vento, i profondi silenzi.

Silenzi che raccontano la maestosità, l’imponenza e la severità di un mare di ghiaccio che conserva ancora il suo fascino selvaggio.

 

ATTENZIONE

ESCURSIONE IMPEGNATIVA.

NECESSARIO ADEGUATO ALLENAMENTO E PASSO SICURO.

 

INFORMAZIONI TECNICHE

ZONA: Stubaier alpen

COME ARRIVARE: Mappa auto

LINK MAPPA: Mappa

PARTENZA: Masseria, parcheggio museo provinciale miniere di Monteneve

ARRIVO: Rifugio Gino Biasi al Bicchiere – Becherhaus

ALTITUDINE PARTENZA: 1425m

ALTITUDINE ARRIVO: 3196m

ALTITUDINE MASSIMA: 3196m

DISLIVELLO IN SALITA: 1850m

LUNGHEZZA PERCORSO (solo andata): 16 km

TEMPI DI PERCORRENZA: Ore 7/8

CARTOGRAFIA DI RIFERIMENTO: Tabacco 038 – Vipiteno Alpi Breonie Sterzing Stubaier Alpen

CIME PRINCIPALI:
Cima Libera – Wilder Freiger, 3418m
Cima del Prete – Wilder Pfaff, 3456m
Cima di Malavalle – Sonklarspitz, 3471m
Croda Nera di Malavalle – Schwarzwandspitz, 3354m
Il Capro – Botzer, 3251m

PUNTI DI RISTORO:
Rifugio Vedretta Piana – Grohmannhütte, 2254m;
Rifugio Vedretta Pendente – Teplitzerhütte, 2586m;
Rifugio Gino Biasi al Bicchiere – Becherhaus, 3196m

LINK RIFUGIO: Rifugio Becherhaus

NUMERO DI TELEFONO RIFUGIO: 3486005734

ABBIGLIAMENTO CONSIGLIATO:
Abbigliamento da alta montagna. Necessario avere in zaino capi caldi, giacca a vento, guanti e berretto; la temperatura può abbassarsi repentinamente. Vista la lunghezza del percorso è meglio portarsi in zaino abbondante scorta di acqua. Nel caso di pernottamento al rifugio ricordarsi di portare i sacchi lenzuolo.
Data la quota, è essenziale avere la crema solare e gli occhiali da sole. Come calzature indossare scarponi solidi da montagna. Vista la numerosa presenza di corde di sicurezza, per chi non avesse il passo sicuro, è consigliato l’uso di imbrago o cordino.

PERIODO RACCOMANDATO: Da metà luglio a metà settembre

 

Link galleria immagini – primo giorno

Link galleria immagini – secondo giorno

Descrizione percorso

31 luglio – 1 agosto

Tutte le escursioni suscitano emozioni e sentimenti unici, tanto che farne una classifica risulta assai difficile. E così, mentre si richiama alla memoria l’escursione al Gino Biasi al Bicchiere, riaffiorano tutte quelle sensazioni di felicità miste a fatica che il percorso ci ha regalato, ed inevitabilmente le labbra si piegano in un sorriso, un sorriso che viene direttamente dal cuore…

Il Becherhaus (Gino Biasi al Bicchiere), con i suoi 3196m , è il più alto rifugio dell’Alto Adige e gode di uno strabiliante panorama sulla Vedretta di Malavalle, il ghiacciaio più esteso delle Alpi Orientali.

Foto: Nel cerchio, il rifugio Gino Biasi al Bicchiere.

Si tratta di un’escursione che attraversa ambienti molto vari. Dagli iniziali boschi di conifere si passa per i verdi pascoli irrigati dall’abbondante acqua di scioglimento, finché, attraversati i caratteristici macereti di roccia delle alte quote, si giunge in prossimità del magnifico ghiacciaio. Sembra quasi strano, quindi, ricollegare questa moltitudine di scenari ad un unico percorso compiuto in un giorno soltanto… Cosa volere di più?

Dato il notevole dislivello, comunque, il pernottamento al rifugio è quasi d’obbligo ed il Gino Biasi al Bicchiere è un rifugio che, seppur non di grandi dimensioni, offre una calda accoglienza.

Iniziamo questa avventura dalla val Ridanna, in particolare dal parcheggio del museo provinciale delle miniere di Monteneve, appena dopo l’abitato di Masseria.

Lasciamo subito alle nostre spalle gli edifici e i binari delle vecchie miniere e prendiamo il sentiero numero 9 che si avventura, con una salita non troppo ripida, dentro ad un bosco di conifere.

Il sottobosco è ricchissimo di funghi ed in particolare di amanite (Uff… Con quelle niente risotto!). Anche le felci sono rigogliose ad indicare la costante umidità del luogo.

Il sentiero prosegue senza affaticare troppo ed in breve ci troviamo a costeggiare l’irruente torrente di fondovalle che, con salti e zampilli, sembra avere fretta di raggiungere più pianeggianti terreni.

Poco più avanti il percorso si collega ad una sterrata, ma per tagliarne alcuni tornanti noi preferiamo rimanere sul sentiero che comunque, in breve, recupera la stradina. Procediamo quindi su quest’ultima finché non giungiamo ad uno sbarramento artificiale per il controllo della regimazione del torrente che ci consente l’attraversamento del ruscello.

Proseguiamo ora per un pianoro dove converge l’acqua di numerosi torrenti. L’erba continuamente irrigata è di un bel verde brillante e sul fondo della piana si intravvede la Sennerbodenalm che funge anche da punto ristoro. Noi invece ci teniamo sulla destra per oltrepassare il pianoro e riprendere la salita che, in poco tempo, ci alza di quota. Intorno a noi i caratteristici pini mughi e la rosea fioritura dell’erica darlyensis.

Sopra le nostre teste, un torrente si esibisce in una irruenta cascata: l’acqua ed i torrenti qui certo non mancano e donano alla valle un senso di abbondanza.

Ci dirigiamo ora in semipiano dentro un largo canalone, ed alzando lo sguardo intravvediamo ben sopra di noi il rifugio Vedretta Pendente – Teplitzerhütte. Non ci lasciamo però scoraggiare e proseguiamo con determinazione verso il rifugio Vedretta Piana – Grohmannhütte, che non tarda a farsi anch’esso vedere sulla fine del canalone.

Un ponticello in legno sospeso ci fa attraversare agevolmente una roccia e, superata un’altra cascata, ci approntiamo ad affrontare l’ultima salita prima del rifugio.

Diciamocelo: questa fatica merita una pausa ristoratrice, magari accompagnata da una birra fresca…Così “bruciamo” d’un fiato gli ultimi metri che ci separano dal rifugio.

La sosta al Vedretta Piana ci consente di affrontare al meglio la successiva ripidissima salita al Vedretta Pendente… D’altronde il nomignolo “pendente” doveva pur provenire da qualche parte!

Il sentiero tra i due rifugi sembra praticamente verticale, ma una volta in marcia non è poi così malvagio… Almeno così si sale veloci!


 

 

E così, in un batter d’occhio, ci troviamo al Vedretta Pendente, sovrastante fratello maggiore del primo rifugio. Dalla sua posizione si domina la verde vallata, mentre ad ovest si intravede il più basso dei sette laghi, i quali, nascosti in una valletta laterale, rappresentano un altro ottimo spunto per una bella escursione. Spostando lo sguardo a Nord, la lingua terminale della vedretta di Malavalle plasma il paesaggio.


 

 Foto: Nel cerchio, il rifugio Gino Biasi al Bicchiere.
 

 

Dal rifugio si prosegue in leggera discesa, per poi attraversare un esuberante torrente. Il sentiero percorre ora il fianco roccioso della montagna attraversando qualche tratto impervio che, per sicurezza, è stato attrezzato con delle corde; niente di difficile ma meglio comunque prestare attenzione.


 

Il ghiacciaio si avvicina sempre di più, quando all’improvviso scorgiamo davanti a noi un magnifico lago… Sicuramente tra i più bei laghi di montagna mai visti! Con quel suo azzurro intenso sembra quasi finto, come se fosse stato colorato artificialmente.


 

Sulla nostra cartina (di 7-8 anni addietro) il ghiacciaio arrivava a lambire il laghetto mentre nella realtà il fronte ghiacciato è evidentemente più in alto. Purtroppo le sempre più calde temperature estive non risparmiano nessuna vallata.

Tra le rocce, di un particolare colore rossastro, fanno capolino con la loro candida fioritura le margherite alpine.

Proseguiamo in mezzo a questo pianeggiante ed idilliaco scenario per riprendere a salire poco dopo.

Arriviamo così in prossimità di ciò che rimane di un piccolo “ghiacciaietto”, la cui ultima conca di ghiaccio è ormai destinata a scomparire in pochi anni. Il sentiero si abbassa per attraversarne la parte terminale ma noi, per sicurezza, scendiamo ulteriormente di qualche metro in modo da evitare il ghiaccio.

Foto: Nel cerchio, il rifugio Gino Biasi al Bicchiere.

Ormai un po’ stanchi, ci troviamo sotto il pinnacolo roccioso dove è abbarbicato il rifugio Gino Biasi – Becherhaus, e dobbiamo dirlo, vedere gli ultimi 400 m di dislivello così verticali ci demoralizza davvero.

Ripreso fiato, affrontiamo l’ultima salita: da questo punto dovremo arrampicarci tra le rocce anche grazie all’ausilio dalle corde saggiamente predisposte. Nonostante la stanchezza, su qualche tratto ci divertiamo anche a superare gli scivoli rocciosi. Le corde, comunque, garantiscono sempre la sicurezza.

Finalmente arrivati! E come in ogni escursione, il panorama che si apre davanti ai nostri occhi ci ripaga di ogni fatica… La vista da quassù vale ogni singolo passo di questa lunga escursione.


 

Per un attimo rimaniamo ammaliati dalla Vedretta di Malavalle con le sue conche glaciali unite da scivoli di ghiaccio… Uno scenario grandioso!

Ci apprestiamo ormai a cenare visto che, purtroppo, la nebbia appena sopraggiunta ci impedisce di ammirare il tramonto. Il giorno seguente, però, ci svegliamo di buon’ora, pronti per goderci la vista dell’alba tra quelle splendide cime. E lo spettacolo non ci lascia certo delusi: mentre il cielo assume tutte le tonalità dell’aurora, i primi raggi del sole lambiscono il ghiacciaio regalando un brillante sfavillio nell’orizzonte.


 

 

 

 

Dopo colazione, decidiamo di avviarci verso la cima Signalgipfel 3393m, affrontando il sentiero attrezzato con la dovuta attenzione. Ma la stanchezza per la salita del giorno precedente si fa ancora sentire e non andiamo oltre l’antecima, già più che soddisfatti della nostra impresa.


 

 

 Foto: Nei cerchi, il rifugio Cima Libera e delle persone in cordata.
 

 Foto: Nel cerchio, il rifugio Cima Libera.
 

 

 

Fatichiamo non poco ad abbandonare questo luogo, ma purtroppo è ora di intraprendere la strada del ritorno. Grazie ad una scaletta, scendiamo lasciando il cono di roccia del rifugio alla nostra sinistra e raggiungiamo il ghiacciaio. Il gestore ci ha rassicurato circa la sicurezza del tracciato di questa scorciatoia che ci consente di non dover risalire e scendere la cima rocciosa del rifugio Gino Biasi. Vi esortiamo, comunque, ad informarvi sempre prima di intraprendere percorsi di questo genere perché il ghiaccio può cambiare di anno in anno.


 

 

Complice forse la stanchezza, la discesa sembra interminabile e, man mano che il panorama si richiude alle nostre spalle, sentiamo il magone stringerci la gola… Nei nostri cuori, però, il ricordo di questi due giorni rimarrà più indelebile che mai, due giorni vissuti davvero!

RIFUGIO GINO BIASI AL BICCHIERE – BECHERHAUS ultima modifica: 2017-08-28T19:15:08+00:00 da Amos e Elison

2 pensieri su “RIFUGIO GINO BIASI AL BICCHIERE – BECHERHAUS

  1. Sono legato a questo ghiacciaio per motivi professionali di oltre 40 anni fa, ho alcune foto dell’ epoca e mi fa male vedere come è ridotto oggi quel ghiacciaio. Mi farebbe piacere poter condividere il vostro articolo in modo di poterlo integrare con i ricordi e le foto di quell’ epoca

    1. Eh già, anche a noi si stringe il cuore vedendo il continuo ritiro dei ghiacciai!
      Certo che puoi condividere il nostro articolo, magari citandone la fonte.
      Buona montagna!

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