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L’ULTIMA PATRIA

Secondo appassionante capitolo della “Trilogia della Patria” di Matteo Righetto.

 

Speranza non significa avere la certezza che le cose andranno bene, ma essere convinti che abbiano senso, comunque vadano a finire…

Parole profonde e cariche di significato quelle della madre di Jole, capaci di infondere coraggio nella ragazza, specie in questo momento oscuro della sua vita.

Sono trascorsi due anni dall’ultimo viaggio oltre la frontiera e la vita della famiglia De Boer ha ripreso la sua quotidianità, cercando di far fronte alle grandi difficoltà economiche che portano interi villaggi a migrare nella speranza di una vita migliore aldilà dell’Atlantico.

L’avventura vissuta dalla ragazza è ormai un ricordo lontano, un ricordo che però ha lasciato il segno e che Jole cerca invano di dimenticare per poter ritrovare un po’ di serenità.

Le giornate e le stagioni si susseguono, dunque, sempre uguali, scandite per lo più dai faticosi riti e ritmi della coltivazione del tabacco e dalla solita vita semplice e povera.

Tuttavia, a volte, tutto può crollare intorno a noi. “Può succedere all’improvviso, magari proprio quando non si sta pensando alle difficoltà della vita, o peggio, quando ci si crede addirittura forti e si è certi di avere i piedi ben saldi sulla roccia.

Così, un tremendo fatto sconvolge la vita di Jole portandola ad intraprendere un viaggio alla ricerca di giustizia e vendetta.

In questo secondo capitolo della saga, Matteo Righetto ci regala un emozionante inseguimento attraverso la natura e le montagne venete, che fanno da cornice a questo romanzo.

Foto: Altopiano di Asiago.

Ed è proprio sulla natura che Righetto pone l’accento spiegando come questa sia parte integrante della personalità della protagonista. Ella si sente parte di quel mondo, di quella natura, della montagna e del suo spirito e sa bene che senza quei paesaggi non sarebbe se stessa, non proverebbe gli stessi sentimenti, non sarebbe la stessa persona.

Il rapporto tra l’uomo e la natura è dunque fondamentale. Ognuno di noi è ciò che è grazie alle proprie origini: “Per gli esseri umani avere una patria è come per gli alberi avere il suolo. È il luogo in cui poter crescere, mettere radici, sentirsi forti.” Nonostante ciò, certe esperienze possono cambiarci profondamente tanto da farci sentire fuori luogo nella nostra stessa patria. Ecco perché “non tutti i terreni vanno bene per tutti gli alberi. E quando certi venti tempestosi soffiano forte, allora si sradicano intere foreste.

Il parallelismo tra patria e natura diventa argomento preponderante ne “L’ultima patria“, vero filo conduttore delle scelte della ragazza…

La Jole si chiese cosa fosse la patria, se mai avessero senso parole come quella, o se piuttosto non fossero concetti ideati per dividere gli uomini, stendere fili spinati. Le vennero in mente le aquile e i fiori di tarassaco che aveva veduto di qua e di là della frontiera. Tutti uguali fra loro nonostante le stupide bandiere degli uomini. Cit. da “l’ultima patria”.

Link recensione: L’anima della frontiera, primo libro della “Trilogia della Patria”.

Foto: Copertina L’ultima patria.

L’ULTIMA PATRIA ultima modifica: 2018-06-12T17:29:09+00:00 da Amos e Elison

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